Pubblicato in: Horror, INC., Racconti

Cassandra’s Story

Mi chiamo Cassandra, sono la fondatrice della INC.
Ma prima di spiegarvi di cosa si tratta, penso dobbiate conoscere la mia storia. Sarò breve, non vi preoccupate.
Quando ero piccola, avevo una sorella, di quattro anni più grande di me.
Un giorno si ammalò. Iniziò con una normalissima febbre, ma poi il suo corpo divenne sempre più debole, giorno dopo giorno. A volte delirava, parlava in modo incomprensibile e passava la maggior parte del tempo a letto.
Nessuno era in grado di dire che strana malattia l’avesse colpita, neppure i vari dottori che vennero a visitarla. E lei diventava sempre più magra e pallida. Nutrirla a forza non serviva a nulla. C’era qualcosa che sembrava mangiarsela dall’interno.
Nessuno lo sapeva, perché nessuno poteva vedere.
Io sì.
Avevo solo cinque anni, non sapevo nulla del mondo, e quando dissi a mia madre che un’ombra stava mangiando mia sorella, lei pensò che fosse soltanto il mio modo di descrivere la sua malattia.
Nessuno avrebbe potuto capire che io vedevo la creatura che la stava uccidendo. Nessuno mi dava retta, e a nessuno importava delle fantasie di una bambina che era solo preoccupata per la sua sorellona e si inventava spiegazioni inverosimili per dare un senso alla sua paura e al suo dolore.
Ma lo giuro, lui era lì. Lo ricordo come ricordo il mio nome.
Era una creatura piccola, completamente nera, con arti sottili come zampe di ragno, e un corpo rotondo, grande quanto la testa di mia sorella. Le strisciava addosso, si arrampicava, era attaccato a lei con sottilissimi fili neri. Era sempre con lei, le abbracciava la vita, si arrampicava sulla sua schiena, le si sedeva in testa, scompigliandole i capelli. E di notte… di notte faceva quella cosa che ancora mi fa rabbrividire, anche adesso mentre lo racconto.
Si accucciava sulla sua faccia e stava lì, immobile, tutta la notte, fino al sorgere del sole. E potevo quasi sentirlo, mentre le succhiava via la vita.
Ero solo una bambina. Non sapevo cosa fare ed ero troppo spaventata per fare qualunque cosa. Quindi rimasi lì a guardarla fino all’ultimo giorno, quando mia sorella esalò il suo ultimo respiro e la creatura scivolò via e scomparve dalla mia vista. Non so dove sia andata.
“Non c’è più. Finalmente non c’è più,” dissi a mia madre, e lei mi accarezzò la testa con gli occhi prosciugati di tutte le lacrime che aveva versato negli ultimi mesi.
Mia sorella morì e io diventai adulta pensando che fosse stato tutto frutto della mia immaginazione, perché è questo che un adulto avrebbe detto.
Ma poi successe di nuovo.
Ero all’università, stavo seguendo un corso di letteratura francese e avevo un amico che era ossessionato da un racconto dello scrittore Guy De Maupassant, intitolato Le Horla.
Quasto mio amico – si chiamava Arthur – continuava a dirmi che quello che era accaduto al protagonista della storia era la stessa cosa che stava accadendo a lui. La febbre, la folle idea che qualcosa fosse nella stanza con lui, il senso di oppressione durante la notte.
Chiunque avrebbe pensato che fosse pazzo.
Non io.
Perché aveva ragione.
Vedevo la creatura attaccata a lui. E questa volta glielo dissi.
Non dimenticherò mai il suo sguardo, l’espressione allo stesso tempo terrorizzata e sollevata quando gli dissi che non era pazzo e che c’era davvero qualcosa che gli stava facendo del male.
Studiammo molto in quei pochi mesi, sfogliammo i libri più antichi per cercare di capire cosa stesse succedendo, se ci fosse qualcosa che si potesse fare per fermare la creatura, scacciarla, persino ucciderla. Avrei fatto di tutto per salvare il mio amico, che stava diventando sempre più debole e sempre meno lucido giorno dopo giorno.
Imparammo molte cose, molte delle quali troverete in questo archivio.
La creatura che si era attaccata ad Arthur e a mia sorella, come una specie di parassita, veniva chiamata in latino Incubus, da cui deriva poi la parola incubo, riferita a un brutto sogno. Ma questi esseri non hanno nulla a che vedere con i sogni. Sono quanto mai reali, ma non sono visibili a occhio nudo perché appartengono a una diversa dimensione. Non sono mai riuscita a spiegarmi perché io potessi vederli, ma con il tempo ho scoperto che esistono altre persone come me.
Gli Incubi, come molte altre creature, desiderano, per qualche ragione ancora a noi sconosciuta, uscire dal loro mondo e raggiungere il nostro, dove possono nutrirsi dell’energia vitale degli esseri umani. Proprio come dei parassiti, non lasciano l’ospite finché questi non è morto e inservibile. Solo allora possono staccarsi da lui e hanno un breve periodo di autonomia, durante il quale possono muoversi liberamente nella nostra realtà, ma se vogliono rimanere devono subito trovare un nuovo ospite perché la loro carica vitale si esaurisce presto.
Come tutte le creature che vengono dall’altra parte, non sono vive, o almeno, non lo sono nel modo in cui noi concepiamo la vita, e possono sopravvivere solo nutrendosi di altra vita.
Lo so che è un concetto complesso e che non si può spiegare in queste poche righe, ma lasciate che continui con la mia storia.
Arthur, arrivato all’esasperazione, mi chiese di porre fine alla sua esistenza, prima che la creatura lo facesse, mentre ancora aveva un barlume di lucidità. Aveva cercato di farlo lui stesso, ma l’incubo non glielo avrebbe mai permesso, aveva il controllo su di lui.
Per la prima volta nella mia vita mi trovai di fronte alla scelta più difficile che avessi mai dovuto fare.
Lasciare che la creatura lo uccidesse e andare avanti con la mia vita, o fare qualcosa di drastico e terribile e cercare di lottare contro questi fenomeni inspiegabili.
Non vi dirò i dettagli di come l’ho fatto. Ma di sicuro è una cosa che mi ha cambiato per sempre. E grazie a quel gesto orribile ho scoperto una cosa importante: queste creature possono morire.
Gli incubi si dissolvono nel nulla se il loro ospite muore prima che abbiano terminato di nutrirsi. Non c’è altro modo per fermarli, non c’è modo per staccarli dalla loro preda.
Ci sono altre creature là fuori che operano in modo diverso e hanno una fisiologia diversa e per ognuna di loro c’è una diversa procedura. Ma tutte o quasi possono essere fermate.
Ed è per questo che ho fondato la INC.
All’inizio sembrava un progetto assolutamente folle. Ma avevo da parte una buona somma di denaro lasciatami da mio nonno e sono entrata in contatto con le persone giuste. Alcune sono come me, hanno facoltà che le persone normali non possiedono. Altre sono addestrate e pronte a qualunque cosa per tenere gli esseri umani al sicuro.
Ancora non sappiamo se questa guerra finirà mai, ancora non sappiamo se ci sia un disegno più grande dietro. Ma comunque vada, noi siamo pronti e vegliamo su di voi.

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